liutai veneti

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"Il Canto dell'albero"
di Sergio Stancanelli

tratto da: www.gliamicidellamusica.net

PESCANTINA (Vr) - In un incognito bioagriturismo TIRTHA ("guado" in indiano, per estensione luogo che dà adito a transitare da una realtà ad un'altra), centro culturale fiorito in Pescantina e rivelatosi un gioiello di collocazione agreste, di architettura e arredamento, e di accoglienza, la Scaligera Arte Cultura, con l'apporto dei mallevadori Axel e Levoni, ha indetto sotto l'insegna "Il canto dell'albero" due giornate di incontri fra natura ed arte, della seconda delle quali, includente un programma musicale, qui ci occupiamo.


Dopo che il pubblico veniva accolto in un locale dove un video intratteneva sulla costruzione e la struttura degli strumenti ad arco, in una sala gremita di spettatori eleganti e attenti - ed in perfetto orario, contrariamente alla prassi indiana, - i maestri liutai Giovanni Làzzaro e Igor Moròder hanno tenuto una conversazione a due sul tema "La voce dell'albero", felicemente argomentando come da un organismo prodotto dalla natura, l'albero appunto, che l'uomo è assolutamente incapace di creare ma sa solo utilizzare, nascano il violino e gli altri strumenti ad arco ai quali dobbiamo la voce della musica.
Ne nascono in vero, possiamo aggiungere, anche non pochi altri strumenti, come la chitarra e il mandolino, e il flauto, il clarinetto, l'oboe, il corno inglese, il fagotto ecc., la famiglia dei "legni" appunto (anche se oggi non più sempre, e vi si può aggiungere anche il pianoforte quando aveva la cassa in legno).
Alla conversazione, protrattasi per un'ora, ha fatto séguito, anche questo in perfetto orario, un concerto che sotto il titolo "Il suono dell'albero" ha visto il trio Roberto Muttoni violino, Mario Finotti violoncello e Laura Tringale pianoforte affrontare l'ardua e delicata partitura del Trio in si bem. magg. op.97 detto l'Arciduca di Ludwig van Beethoven, quarantacinque minuti di musica fra la più bella e geniale mai composta,

che al cronista piace ritenere matrice del Quintetto in la bem. magg. op.105 di Antonín Dvorák, cui è gemellato dalla cantabilità dei rispettivi temi iniziali che danno luogo agli allegri dei primi movimenti.
Commentare un'esecuzione difettosa consente di riempire facilmente spazio, nel censurare errori e imperfezioni, carenze ed eccessi: meno facile è scrivere in merito a un'interpretazione perfetta, poi che dopo che s'è rilevata la bravura degli esecutori, non si sa cos'altro dire.
L'interpretazione da parte del trio condotto da Roberto Muttoni, titolare della cattedra di violino nel conservatorio Dall'Àbaco, è stata d'una perfezione disarmante sul piano tecnico, ed emotivamente coinvolgente su quello espressivo, tanto nei due strumenti ad arco quanto in quello a tastiera. Al termine, bis del secondo movimento. Mario Finotti è primo violoncello nell'Orchestra di Padova, Laura Tringale è titolare della cattedra di pianoforte nel Conservatorio veronese. Il concerto era stato brevemente presentato dal dottore Francesco Bertanzòn, presidente dell'associazione Scaligera Arte Cultura; presente con lui la splendida e luminosa signora Antonia.
Un delizioso tardo-pomeriggio all'insegna d'una elevata ricreazione per gli amatori del sapere e della bellezza musicali.
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